Ottiche da puntamento per Softair
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Ottiche da puntamento

Sistemi di visione e mira derivati dall'attività venatoria e militare, le ottiche di puntamento sono accessori sempre più indispensabili ed utilizzati anche nel softair. L'ottica di puntamento è un optional disponibile in varie tipologie, ormai essenziale per alcuni ruoli del softair.

Ottiche da puntamento, utilizzatori
L'utilizzatore tipo delle ottiche da puntamento è il cecchino, colui che da una posizione fissa o semi-fissa va a monitorare un’ampia porzione del campo di battaglia, con un obiettivo duplice:
• avvertire quelli che sono più avanti riguardo le intenzioni del "nemico"
• colpire ed eliminare coloro che sono troppo "avventati" o non ben nascosti

Ottiche da puntamento, tipologie

Esistono diversi tipi di ottiche da puntamento, ognuna di esse con peculiarità e determinate caratteristiche.
Troviamo infatti l'ottica tradizionale, che presenta anche interessanti funzioni di ingrandimento al pari di un binocolo o cannocchiale e quella di tipo Red Dot, la quale aiuta solo nelle impostazioni della mira.
Vediamole meglio:


Ottiche da puntamento tradizionali
Ingrandiscono il bersaglio e permettono di identificarlo al meglio. In ambito softair, tuttavia, visto che in molti casi il "campo di battaglia" è di estensione limitata, questa funzione di ingrandimento non è così utile considerando anche i tempi di mira e la precisione richiesta per un uso ideale di questo tipo di ottica.

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Ottiche Red Dot
Sistema rapido di mira, permette di mirare ad occhi aperti l'obiettivo, puntando su di esso il rinomato e temuto "puntino rosso". La funzione di questa ottica, oltre ad essere scenica è anche quella di aumentare la velocità di puntamento, la performance di tiro e di supportare il tiratore in condizioni di bassa visibilità. In entrambi i casi, aggiungendo un’ottica alla propria arma si guadagnerà in termini di usabilità della stessa, oltre a renderla più professionale e "bella" dal punto di vista estetico.

Struttura e funzionamento delle ottiche

L'ottica di puntamento è un piccolo concentrato di tecnologia, che ha avuto una rapidissima evoluzione dai primi, antesignani modelli comparsi a partire dal secolo scorso.
L'ottica di puntamento, conosciuta tecnicamente anche come "mirino telescopico" si basa sul principio dello stesso ed in particolare del "telescopio ottico rifrattore" per quanto riguarda il modello di costruzione.
Modello creato dall'insieme di tre componenti; il nostro "cannocchiale" è infatti composto da due lenti, una nella parte iniziale dello stesso ed una nella parte finale con al centro un sistema di correzione e raddrizzamento dell'immagine.
In particolare, partendo dal lato "obiettivo" la prima lente che troviamo è una lente frontale, denominata appunto "lente obiettivo": il fascio di luce (e conseguentemente "l'immagine inquadrata") penetra nella nostra ottica attraverso questa lente. Da qua viene poi convogliata tramite il tubo alla prima lente interna, detta "lente di messa a fuoco". Superata questa lente, la luce colpisce il primo piano focale, primo punto in cui l'immagine viene "raccolta".
In questo punto ovviamente l'immagine arriva rovesciata, quindi, un complesso sistema di lenti interni si occupa di raddrizzarla senza distorcerla. Ci troviamo circa a metà della nostra ottica di puntamento, nella zona in cui possiamo trovare anche i comandi di regolazione, un complesso sistema di "rotelle ed ingranaggi", tramite il quale andremo a regolare la messa a fuoco, la distorsione ed il fattore di ingrandimento della nostra ottica.
L'immagine così trattata confluirà poi in una seconda lente focale, spesso incisa o "decorata" con un mirino e da lì nell'oculare da dove poi arriverà al nostro occhio. Questa descrizione, non esaustiva e volutamente generica è solo per spiegare che in un piccolo strumento, che dovremo trattare con attenzione, ci troviamo di fronte ad un concentrato di tecnologia. Un livello di tecnologia tale che sarebbe stato impensabile solo fino a pochi anni fa.


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Aspetto estetico dell'ottica

Dal punto di vista estetico possiamo considerare l'ottica come un tubo di alluminio con una parte cilindrica e più affusolata al centro e con i terminali che si allargano. La linearità di questo cilindro è interrotta dalle rotelle di regolazione e dagli agganci che permettono il fissaggio dell'ottica sull'arma.

La parte centrale dell'ottica, quella più sottile, ha un diametro variabile tra i 25 ed i 30 mm. In questa posizione vengono montati gli anelli che servono per il fissaggio vero e proprio alla canna dell'arma. A completare questa parte centrale troviamo i meccanismi di regolazione fine, tra cui, in base al modello possiamo trovare la deriva, l'alzo, il valore di zoom e la regolazione di parallasse.

Caratteristiche principali di un’ottica di puntamento

Ogni ottica è progettata avendo in mente un’applicazione o uso specifico. Le caratteristiche richieste e la progettazione influiscono sul disegno finale del cannocchiale e viceversa, portando alla realizzazione di un "pezzo unico" difficilmente replicabile al variare di un singolo aspetto o requisito.

I fattori e le variabili da considerare nella scelta della tua futura ottica sono quindi i seguenti:

Posizione e struttura del reticolo

Il reticolo di mira può, almeno in linea teorica, essere applicato su entrambi i lati del tubo dell'erettore, prima o dopo la zona in cui l'immagine viene trattata (ingrandita, rovesciata e corretta). Dal punto di vista dell'uso, la posizione non influenza la mira, a meno che non si tratti di un’ottica ad ingrandimento variabile. In questo caso, si tende solitamente a posizionare il mirino al termine del tuo dell'erettore "post trattamento", in modo che l'ingrandimento stesso non vada ad influire sulla dimensione del reticolo.
Anche esteticamente il mirino può presentarsi in modo molto differente. Esistono infatti layout molto diversi, dai più semplici ai più complessi, anche in combinazione tra loro, per un numero di possibilità davvero elevato (esistono almeno 30 design differenti di mirino). Non solo una scelta estetica, ma anche funzionale e soggettiva, con mirini semplici e complessi, come ad esempio il reticolo militare-venatorio mil-dot in cui, conoscendo le dimensioni approssimative del bersaglio, si può andare a stimare la distanza di tiro tramite una semplice operazione matematica.

Diametro dell'obiettivo

Si tratta di uno dei valori numerici per cui l'ottica viene identificata e scelta. Questo valore, indicato generalmente in millimetri, identifica l'apertura dell'obiettivo e di conseguenza il volume di luce che entra nello strumento al fine di creare l'immagine che verrà trattata e visualizzata.

Ingrandimento

Questo valore indica quante volte l'immagine inquadrata verrà ingrandita al termine dell'elaborazione. Questo numero è un altro fattore identificativo fondamentale (al pari del precedente) delle caratteristiche dell'ottica. Come tutti i valori, anche in questo caso, dovremo valutare attentamente il tipo di uso che dobbiamo fare dello strumento stesso, perché non sempre avere un ingrandimento "enorme" rappresenta un vantaggio. Solitamente nel soft-air il "campo di battaglia" non presenta dimensioni enormi e gli svantaggi di un ingrandimento troppo spinto potrebbero superare i vantaggi.
All'aumentare del fattore di ingrandimento aumentano anche le "problematiche" in fase di mira e tiro, in particolare: • profondità di campo ridotta • luminosità inferiore • tremolio dell'immagine inquadrata • maggior distorsione del soggetto inquadrato

Pupilla in uscita

Se numericamente consideriamo il "diametro dell'obiettivo" come valore in ingresso, il valore della "pupilla" ne rappresenta il valore di uscita. Questo valore rapportato normalmente in millimetri può essere identificato in maniera approssimativa come il diametro di luce che possiamo vedere quando teniamo l'ottica con il braccio teso di fronte a noi. Come è facile intuire con questo valore indichiamo la quantità di luce e di immagine che ci troviamo davanti all'occhio. Oltre ad esserne l'opposto, il valore di pupilla in uscita è anche un valore strettamente collegato al diametro dell'obiettivo. Lo stesso è infatti frutto di una divisione tra il diametro in ingresso ed il fattore di ingrandimento. Il valore che ne risulta dovrebbe essere idealmente compreso tra i 3 ed i 4 millimetri, una dimensione che consente un’ottima visione, andando a mediare tra gli estremi di ciò che vede direttamente l'occhio. La dimensione vista effettivamente dall'occhio varia in base a diversi fattori, che vanno dall'età anagrafica di chi usa l'ottica alle condizioni ambientali e di luce al momento del tiro. Oltre ad un valore numerico, in fase di valutazione della "pupilla in uscita" è fondamentale verificare la "comodità" della stessa. Una posizione troppo rigida o una vista troppo sacrificata porterebbe infatti a stancare l'occhio troppo presto.

Campo visivo

Rappresenta la dimensione o volume dell'immagine inquadrabile dall'ottica ad una determinata distanza. Questo valore può essere espresso normalmente in metri o in angolo. Se nel secondo caso la distanza di riferimento non è fondamentale, per quanto riguarda il primo sistema di misura il valore è solitamente fissato su un riferimento ai 100 metri di distanza.

Resistenza dell'ottica

Appurato che si tratta di un sistema complesso dovremo fare attenzione quando lo utilizziamo e trasportiamo. In particolare, sono fattori fondamentali in fase di valutazione e scelta i valori di resistenza agli agenti atmosferici e quelli ai colpi degli altri giocatori. Vista la posizione dell'ottica sull'arma, la stessa è infatti spesso "vittima" di colpi vaganti, quindi le opzioni sono due: scelta di un’ottica a prova di proiettile (bulletproof) o adozione di un sistema di protezione dedicato.
Distanza focale: rappresenta il valore in millimetri a cui l'occhio deve essere posizionato rispetto all'ottica. Ovviamente l'occhio non va mai a contatto diretto con l'ottica, ma ad una certa distanza di sicurezza (normalmente non inferiore ai 50 millimetri) al fine di preservare un eventuale "botta" data dal rinculo dell'arma dopo lo sparo. Il valore massimo, su un fucile da cecchino, non supera solitamente i dieci centimetri. Questa misura si innalza in maniera notevole quando l'arma su cui è montata l'ottica è una pistola, vista la posizione di tiro che normalmente si assume con la stessa.

Numeri da considerare nella scelta dell'ottica

Abbiamo già visto quali sono le variabili e caratteristiche fondamentali delle ottiche da puntamento, ma quali sono i numeri da considerare?

Ce ne sono due che balzeranno all'occhio immediatamente, anche perché stampigliati anche sullo strumento. Quello che troveremo sembrerà una moltiplicazione matematica da svolgere, ma indicherà solamente due dei fattori fondamentali per la scelta e la valutazione dell'ottica. Potremmo infatti trovarci delle sigle come 6x36 o 2-12x48 o ancora 1-6x24. Nella prima parte di questa operazione possiamo quindi trovare gli ingrandimenti, con due possibilità. In caso di un unico numero prima della X, ci troviamo di fronte ad un’ottica con zoom fisso.

Viceversa, se i numeri prima della X sono due ci troveremo davanti ad un’ottica di tipo variabile. In tutti i casi, questo valore indica di quante volte lo strumento andrà ad ingrandire ciò che viene visualizzato. Nel caso di un ingrandimento variabile, a determinare il livello di zoom sarà il valore impostato tramite la rotazione di una rotella destinata allo scopo. Con un ingrandimento fisso ci troveremo di fronte ad un valore che potrebbe essere 4, 6 o 12. Nel caso del variabile potremmo partire da 1 (ossia nessuna funzione di ingrandimento) fino a 12 o 16.

Il secondo valore andrà invece ad indicare il diametro della lente frontale. Valore espresso in millimetri, indica la misura vera e propria.
Già solo conoscendo questi due numeri ed avendo un’idea chiara della funzione per cui stiamo per acquistare un’ottica, avremo la possibilità di fare una prima scelta consapevole. In linea di massima dovremmo optare per bassi ingrandimenti quando i nostri tiri saranno ravvicinati e la battaglia sarà molto dinamica. Al contrario meglio scegliere gli alti ingrandimenti quando la battaglia sarà statica o il campo di battaglia molto esteso. Dal punto di vista del diametro lente, idealmente potremo andare su una lente piccola per le condizioni di luce buone, con dimensioni più grandi quando invece l'illuminazione è calante o meno potente.

Altri numeri: campo visivo e pupilla d'uscita


Altri due numeri molto importanti nella scelta della nostra nuova ottica sono il campo visivo e la dimensione della pupilla d'uscita. Questi due valori non vengono solitamente stampigliati sullo strumento, ma sono reperibili nelle schede tecniche o sulle confezioni dello stesso.

Il primo dei due rappresenta l'estensione visiva in termini di "copertura" che potremo osservare a 100 metri di distanza. In caso di ottica ad ingrandimento dinamico, come referente di base andremo sempre a valutare il campo visivo ad ingrandimento minimo o nullo. Come già scritto in precedenza, questo valore è indicabile anche in gradi.

La pupilla d'uscita non ha invece un’indicazione numerica, ma piuttosto visiva. Ecco perché in fase di test e scelta dell'ottica, dovremo verificare che alla distanza ideale il cerchio visivo sia ben definito e perfettamente circolare. Oltre a questi due dovremo effettuare alcuni test e misurazione di parallasse.

Altri valori da considerare nella scelta delle ottiche di puntamento


Chi pratica softair, soprattutto con il ruolo di cecchino, colui che normalmente beneficia maggiormente di questo accessorio, deve verificare anche altre caratteristiche "meno tecniche" nella scelta dell'ottica di puntamento.

Vediamo quindi, ora che conosciamo al meglio le caratteristiche tecniche e realizzative delle ottiche da softair, quali sono gli altri fattori da considerare nella scelta della nostra nuova ottica. Ecco la lista dei punti da verificare prima di procedere alla scelta della nostra nuova ottica:

Lenti e trattamento antiriflesso


Il principio di funzionamento di un’ottica è molto semplice. La luce attraversa le lenti ed "avviene la magia". Da questo, possiamo quindi capire che le lenti sono un fattore fondamentale nella qualità dello strumento e del suo utilizzo. Uno dei fenomeni principali da valutare e considerare quello della riflessione. Più luce viene riflessa meno ne avremo nello strumento con conseguente perdita di qualità. Ecco perché conviene scegliere sempre ottiche dotate di trattamenti antiriflesso. Esteticamente la presenza di questo trattamento è data da una sfumatura colorata sulla lente stessa, un trattamento definito in gergo tecnico "coated" declinato in "multicoated" quando il trattamento è composto da molti strati. Lo stesso può poi venire applicato su ogni lente e superficie (interna ed esterna), in questo caso il trattamento viene definito "fully multicoated".

Oltre a quello del riflesso, le lenti possono essere "colpite" da altri due difetti, molto comuni nel settore delle ottiche. Il primo fenomeno è quello del "riverbero" ossia una riflessione non voluta all'intero dello strumento. Quando si ha del riverbero si va a perdere dettaglio e qualità nell'immagine, ecco perché l'interno del cannocchiale viene rivestito di uno strato uniforme di colore nero opaco.

Ultimo fenomeno ottico è quello della rifrazione. Questo processo, molto conosciuto ed apprezzato quando ci troviamo di fronte ad un arcobaleno è un difetto non da poco quando si tratta di ottiche. Il difetto è visibile quando si va ad osservare un oggetto, sul bordo dello stesso, soprattutto se è di colore scuro si potrebbe vedere un alone colorato, ecco questa è la rifrazione, un difetto che si combatte assemblando diverse lenti realizzate con diverse curvature.

Peso dell'ottica

In base al ruolo, il peso è un fattore più o meno fondamentale da considerare. Non fondamentale se si considera un ruolo prettamente statico come quello del cecchino, importante se invece il ruolo è meno definito e si prevedono spostamenti durante l'azione. Il peso è anche indice di robustezza, un valore che fa sempre comodo negli ambienti in cui si fa tipicamente softair.

Lunghezza

In commercio si trovano ottiche di ogni lunghezza. Il principio di funzionamento non cambia, un’ottica più lunga può dare risultati migliori in termini di visibilità, ma è più complicata da regolare ed ovviamente meno comoda da trasportare.

Attacchi

Se l'acquisto dell'ottica non viene effettuato contestualmente a quello del fucile, è d'obbligo prima di procedere all'acquisto di questo fondamentale optional, verificare che slitte ed attacchi siano presenti e compatibili.

Ottiche IR

Sono ottiche di ultima generazione il cui reticolo è illuminabile con uno o due colori. Sono perfette per tutti i combattimenti effettuati in condizioni di bassa luminosità o ombreggiatura evidente.

Post acquisto, la manutenzione

L'ottica è forse il componente più delicato di tutta l'arma, la stessa va tenuta pulita e manutentata nella parte esterna. Dopo ogni combattimento va soffiata via la polvere accumulata e tolti gli eventuali schizzi di fango. Le lenti vanno sempre e solo pulite con panni creati per questo uso, morbidi, delicati ed antigraffio.
L'ottica non va mai aperta, visto che all'interno contiene dei gas anti appannamento che verrebbero dispersi immediatamente. Per le manutenzioni o riparazioni è consigliabile rivolgersi sempre a negozi specializzati.

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Ora che abbiamo visto in generale le ottiche da puntamento, proviamo a vedere meglio le tre tipologie più comuni:


• Visori notturni
• Visori diurni (i classici binocoli)
• Red-dot

Visori Notturni

Accessori perfetti per tutte quelle battaglie che iniziano molto presto al mattino o si concludono quando la visibilità è minima. Strumenti ideali anche in condizioni di piena oscurità, parliamo ovviamente di visori notturni, un "must" per chi si dedica seriamente al soft-air. Il "visore notturno" amplifica la quantità di luce presente nell'ambiente o "emette" una particolare frequenza luminosa al fine di mostrare ciò che sarebbe difficilmente visibile all'occhio umano. Il sogno dell'uomo è sempre stato quello di squarciare il velo del buio, con questo visore il sogno si trasforma in realtà, per un accessorio indispensabile in molti usi, da quello del soft air alla caccia, passando da osservazioni faunistiche e vigilanza.

Funzionamento dei visori notturni

Sono due le tecnologie solitamente utilizzate nei visori notturni. Nel mercato "commerciale" sono due le soluzioni disponibili per coloro che vogliono acquistare un visore notturno. Lo scopo dello strumento è il medesimo, "squarciare il buio", diverso è invece il sistema utilizzato per eseguire questa importante funzione:

Visori notturni ad infrarossi

Questa tecnologia è quella presente in almeno l'80% dei visori sul mercato. Il processo di visione inizia grazie alla proiezione di una fonte di "luce infrarossa". Questa illuminazione viene contestualmente letta da un sensore che provvede ad una visualizzazione più o meno definita nei tipici "toni del verde" di ciò che si trova nel campo visivo del visore. Questa tecnologia è la più economica e "testata" tra le due in commercio, essendo stata introdotta durante il periodo della seconda guerra mondiale.

Visori notturni ad intensificazione della luce

Soluzione alternativa, più moderna e tecnicamente più complessa è il sistema ad amplificazione luminosa. In questa ottica, un sensore super sensibile va a "raccogliere" la pochissima luce presente al fine di amplificarla ed intensificarla. Il risultato di questa amplificata lettura viene poi "proiettato" su uno schermo realizzato con particelle di fosforo.
Oltre a queste due categorie "standard" esistono altre categorie più o meno ufficiose, ma le stesse sono esclusivo appannaggio dell'industria militare, per cui non se ne conoscono nemmeno i dettagli tecnici generici.

Caratteristiche da considerare durante la scelta del visore notturno per softair

Ora che conosciamo le tecnologie esistenti e ci siamo già fatti un’idea di quale potrebbe essere quella più adatta per noi, ci sono altri 8 aspetti che dovremo valutare prima di procedere all'acquisto di questo indispensabile accessorio. Eccoli qua:

1. Autonomia d'uso e tipologia di alimentazione.
I visori hanno bisogno di alimentazione esterna per funzionare. La stessa è generata tramite una o più batterie. In fase di scelta del nostro nuovo visore dovremo quindi preoccuparci di capire se il nostro nuovo visore è dotato di stilo usa e getta o di batterie ricaricabili e quanto è l'autonomia delle stesse.

2. Messa a fuoco.
Ancora due opzioni tra cui scegliere. In questo caso automatica o manuale. Come sempre, l'opzione automatica è più rapida ma potenzialmente meno precisa. La manuale garantisce un raggio d'azione più ampio e maggior flessibilità in fase di regolazione.

3. Uso.
Si fa presto a dire "visore notturno per softair", ma qual è esattamente la funzione per cui lo stiamo acquistando? Esistono molte varianti e specializzazioni, ognuna di esse potenzialmente perfetta per uno specifico uso.

4. Distanza.
Fino a quale distanza siamo interessati a vedere? L'allungamento del campo di visione corrisponde spesso, se non sempre, ad un innalzamento del costo, quindi, restando in ambito softair, se sappiamo che solitamente l'area di battaglia è alquanto "limitata" potremmo decidere di evitare di sprecare soldi non necessari.

5. Fattore di forma.
A parità di funzionalità e caratteristiche visive, il "visore notturno" può essere solitamente realizzato in tre diverse forme costruttive. Si va dal modello "monoculare" che ricorda un cannocchiale a quello "binoculare" che assomiglia ad un binocolo, fino ad una soluzione più spinta, conosciuta come "goggles". Questa ultima soluzione assomiglia ad un paio di occhiali veri e propri e può essere indossata o montata sul casco con l'evidente vantaggio di lasciare le "mani libere".

6. Materiali.
Non solo il materiale con cui il visore è realizzato (che deve essere di buona qualità e resistente) ma anche tutta la fase di assemblaggio delle varie parti che deve essere curata e ben realizzata al fine di evitare deleterie infiltrazioni di umidità e polvere.

7. Funzionalità aggiuntive.
Il visore notturno può avere anche ulteriori funzioni che possono rivelarsi molto utili durante le nostre esplorazioni o battaglie. Le più comuni sono la possibilità di scattare foto e registrare brevi video, molto apprezzata anche la possibilità di zoomare sull'area inquadrata.

8. Prezzo.
Ultimo ma spesso parametro più importante in questa lista. Esistono visori di tutti i prezzi e costantemente vengono presentati nuovi modelli. É quindi fondamentale avere un’idea ben precisa di ciò che si desidera e di qual è il budget (quantomeno approssimativo, a disposizione).


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Il visore notturno è una delle soluzioni più interessanti, ma non l'unica, in termini di ottiche utilizzate nel softair. Un’altra ottica indispensabile nella dotazione di chi fa softair è il binocolo, conosciuto anche in alcuni ambiti come Visore Diurno.
Durante il giorno non c'è ovviamente l'esigenza di amplificare la visibilità, ecco quindi che lo strumento che si va a ricercare assume una connotazione diversa, sempre in ambito visivo, ma solo con funzionalità di ingrandimento. In questa categoria rientra quindi la "grande famiglia" dei binocoli, strumenti disponibili in svariate versioni e fattori di forma per molteplici usi.

Il Binocolo, tipologie costruttive

Due sono le categorie costruttive alla base di un binocolo. Entrambe si concentrano sulla zona detta "di inversione", ossia quella parte dell'ottica in cui l'immagine viene invertita prima di essere presentata di fronte ai nostri occhi. La zona in questione è quella dei prismi, con le due possibili opzioni denominate per l'appunto "Prismi di Porro" e "Prismi a tetto".

Ma in cosa differiscono e qual è meglio scegliere?

Il modello costruttivo più comune, anche perché più economico è quello denominato "a prismi di Porro". Questa "struttura" è semplice da realizzare dal punto di vista tecnico e prevede un’inversione effettuata tramite degli specchi presenti all'interno dello strumento stesso. Questa tipologia costruttiva è immediatamente riconoscibile, in quanto il binocolo nella sua parte centrale tende ad essere più largo ed ingombrante. La seconda tecnologia costruttiva, conosciuta come "prismi a tetto" (nome derivato dalla forma strutturale) è meno utilizzata in quanto più complessa e costosa. É però praticamente obbligatoria in tutti i casi in cui si desidera ottenere un binocolo slanciato dal punto di vista costruttivo.

Caratteristiche da verificare prima dell'acquisto

Appurato che esistono due modelli costruttivi tipici, ci sono alcuni altri parametri da verificare, che sono un po’ gli stessi già visti per i visori tradizionali e per alcuni punti anche per i visori notturni. Vediamoli nello specifico: i primi due sono i valori che vengono riportati sul corpo del binocolo stesso, così come si fa per i visori standard. Li troviamo indicati normalmente con una formula di questo tipo: 8x20 (giusto un esempio).
Il primo valore riporta l'ingrandimento, ossia quante volte verrà ingrandito l'oggetto che stiamo osservando. É forse il valore principale di un binocolo, ma non per forza deve essere estremamente elevato. Ad un valore maggiore di ingrandimento corrispondono anche alcune problematiche, di cui la principale è la perdita del campo visivo. Ecco perché, come per ogni altro strumento o accessorio, in fase di scelta non dovremo solo basarci sui numeri in assoluto, ma considerarli sempre in relazione all'uso previsto ed alle nostre esigenze.

Il secondo valore riportato in questa "operazione matematica" rappresenta il diametro, ossia l'apertura dell'obiettivo, valore indicato in millimetri.

Oltre ai due valori fondamentali per cui un binocolo è immediatamente riconoscibile ed identificabile ce ne sono altre 5 non meno importanti:


• fattore crepuscolare.
Con questo parametro si va ad identificare la capacità del binocolo di mostrare dettagli e particolari in condizioni di scarsa visibilità. Questo fattore è direttamente correlato alla qualità dei materiali e realizzativa del binocolo. Ad una miglior qualità in questo valore corrisponde un miglior risultato visivo quando le condizioni di visione non sono quelle ideali.

• campo visivo.
Semplicemente l'area visibile attraverso il binocolo. Alcuni binocoli hanno campi visivi molto più estesi di altri, grazie ad obiettivi quadrangolari che amplificano la zona visibile. Questi strumenti sono normalmente identificati con una "W".

• pupilla di entrata.
Questo valore identifica la luminosità del binocolo. Maggiore è questo valore maggiore è la capacità di captare la luce da parte dello strumento.

• campo angolare.
Che apertura visiva è ottenibile guardando nel binocolo. Possiamo scoprirlo attraverso questo valore, indicato in gradi.

• campo lineare.
Questo valore indica la distanza visibile tra i due bordi (o estremi) dell'immagine.


Quale binocolo acquistare?
É difficile stabilire a priori, quale sia il binocolo giusto per chi fa softair. In linea di massima il binocolo perfetto per questa attività dovrebbe avere:
• dimensione limitata al fine di entrare in tutte le tasche
• ottima resistenza ad urti, sporco e polvere
• caratteristiche antiriflesso
• copertura in gomma per una miglior maneggiabilità e resistenza
• colorazione di tipo mimetico
• valori di ingrandimento attorno a 8x, 10x

Ora che grazie al nostro nuovo binocolo abbiamo "individuato" il nemico, come procedere per essere certi di colpirlo? Torniamo quindi al tema dei mirini e dopo aver visto quelli "standard" per uso diurno o notturno, ci concentriamo su un accessorio molto amato da chi ha un ruolo poco statico, il mirino red-dot. Abbiamo parlato in maniera approfondita del mirino ideale per il cecchino ed in generale il giocatore che ha un ruolo "statico" nella battaglia. Ma se il tuo compito è quello di essere al centro dell'azione, sempre in movimento, di un mirino di precisione che richiede tempo e stabilità te ne farai poco.

Red Dot

Se il tuo ruolo è quello dell'assaltatore, il mirino adatto per te è quello di tipo red-dot.

Cosa si intende per mirino red-dot?
La categoria dei mirini red-dot include tutti quei mirini che non presentano funzione di ingrandimento ma solo di supporto in fase di mira. La tecnologia su cui si basano questi mirini evoluti è quella della laser-reflex.

Un mirino di questo tipo permette una velocità di mira molto elevata, quasi istantanea e la possibilità di tenere entrambi gli occhi aperti senza dover per forza trovare una posizione di tiro che in alcuni frangenti potrebbe essere scomoda e deleteria.

Come funziona il mirino red-dot?
Questo mirino genera un puntino rosso luminoso sul bersaglio, puntino che a differenza del sistema generato nei puntatori laser non genera alcuna luce o striscia luminosa. Il puntino rosso è quindi visibile solo al tiratore, grazie ad un sistema di riflessione e rifrazione che rende il red-dot invisibile da qualsiasi altra posizione.
Il puntino red-dot viene realizzato attraverso un sistema di riflessione sviluppato internamente all'obiettivo.
Il segnale rosso è solitamente regolabile in maniera automatica o manuale tramite un sensore integrato. Lo scopo della regolazione è quello di rendere il puntino visibile in qualsiasi condizione dello scenario, riducendo quindi la sua intensità in condizioni di luce minime ed amplificandole in momenti molto luminosi.

Tipologie costruttive di mirini red-dot
Esistono normalmente due tipologie costruttive di mirino red-dot:
• tubolare
• aperto

La tipologia tubolare rende il mirino red-dot simile a quelli tradizionali. Dotato di doppia lente è normalmente più costoso di quello di tipo "aperto". Si tratta di un mirino resistente ma più costoso e pesante della tipologia a "mirino aperto". Quest'ultimo è invece più leggero e meno resistente, ma con il vantaggio di essere più veloce in fase di mira e più economico.

Caratteristiche da valutare nella scelta di un mirino red-dot:

• Colore del punto:
nonostante il nome, alcuni mirini danno la possibilità di scegliere tra due diversi colore del puntino, rosso o verde.
• Materiale:
esistono mirini red-dot in plastica ed in full-metal. I primi sono più leggeri ed economici, i secondi sono più resistenti.
• Dotato di sistemi di regolazione:
alcuni mirini permettono regolazioni più o meno "fini" dell'alzo e della deriva.
• Sistema di fissaggio:
la slitta di cui è dotato il red-dot deve essere compatibile con l'arma. Alcuni red-dot sono adatti anche per le pistole, per un’intercambiabilità perfetta.
• Alimentazione:
quasi tutti i red-dot sono alimentati con una batteria a bottone. Importante conoscere il tipo di pila e la durata al fine di non rimanere mai "a piedi".
• Peso e dimensione:
tra i 100 ed i 200 grammi di peso per un ingombro, soprattutto in altezza di qualche centimetro.
• Zoom:
alcuni red-dot ibridi prevedono anche funzionalità di zoom.
• Mirino olografico:
funzionalità di mira avanzate per questi mirini con visualizzazione avanzata.
• Resistenza del red-dot ai "proiettili vaganti":
resistenza ai colpi, può essere intrinseca allo strumento o aumentata grazie ad appositi accessori.
• Dimensione del red-dot:
se l'esigenza è quella della mira da vicino, si può optare per un mirino che generi un red-dot di dimensioni più ampie, in caso contrario meglio un puntino più piccolo.
• Possibilità di integrazione con altri sistemi ottici:
alcuni red-dot si possono combinare con moltiplicatori di ingrandimento.


Mirini red-dot evoluti.
Come in molti altri settori altamente tecnologici, anche il mercato dei red-dot è in continua evoluzione. Alcune delle marche più famose in ambito red-dot hanno iniziato a presentare versioni avanzate ed ibride di questi mirini. Gli ACOG, acronimo comunemente utilizzato per queste armi (Advanced Combat Optical Gunsights) sono infatti mirini red-dot tecnologicamente avanzati, che combinano il red-dot con un buon livello di ingrandimento ed in alcuni casi anche un reticolo luminoso.

Manutenzione del red-dot
come per le ottiche precedenti, si tratta di accessori progettati per resistere ad urti, polvere ed umidità. Tuttavia per il mantenimento delle condizioni ideali d'uso., è sempre consigliabile pulire il red-dot dopo ogni battaglia e proteggere sempre la zona delle lenti. Le stesse andranno sempre pulite con panni appositi. Nel caso di red-dot tubolari, poi, meglio non smontare mai lo strumento, in quanto lo stesso è, come per gli altri visori, riempito di gas appositi anti appannamento.
Per un ruolo dinamico, in cui la velocità e la prontezza di riflessi sono i fattori fondamentali, l'adozione di un mirino red-dot può davvero fare la differenza tra "la vita e la morte" (limitata all'esito della partita ovviamente).


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Ottiche da puntamenti Softair San Marino

Per concludere, se consideriamo il binocolo come accessorio poliedrico ma essenziale per ogni ambito, soprattutto nel caso di "campi di battaglia" estesi, per quanto riguarda invece i mirini, la scelta dipenderà molto dal ruolo e dal tipo di armi che si vogliono utilizzare. Per un ruolo statico, come quello difensivo e del cecchino, ovviamente la scelta ricadrà su un’ottica da puntamento di tipo tradizionale. Se invece il nostro ruolo è di movimento, come quello dell'assaltatore, la nostra scelta dovrà virare verso un mirino di tipo red-dot. Discorso a parte per i visori notturni, i quali, indipendentemente dal ruolo sono perfetti in tutti i casi in cui la partita si svolge in condizioni di luminosità ambientale minima o nulla.